Celebrata la Santa Messa con il rito di chiusura del Giubileo

Pellegrini, con speranza e gioia, verso la santità

Domenica 28 dicembre, il Vescovo Andrea ha celebrato, in Cattedrale, la Santa Messa, con il rito di chiusura del Giubileo, alla quale hanno preso parte tantissimi fedeli. “La prima speranza che ci viene da questo Giubileo che si è concluso – ha sottolineato il Vescovo nell’omelia – è che il sogno di Dio non si è esaurito, non è svanito nel nulla, ma viene ancora consegnato a Giuseppe nella notte e a ciascuno di noi. Dio non ha smesso di sognare: nell’anno santo ci ha aiutati a conoscere il desiderio profondo del Creatore verso la vita del mondo e dell’umanità. Questo desiderio continua ancora ad accendere i nostri animi e a infondere speranza nei nostri cuori. Se questa è la speranza – ha proseguito Mons. Andreozzi – il compito è quello dato a Giuseppe, quello dell’obbedienza verso il sogno, della fede verso il desiderio che Dio accende nel cuore. Chiediamo a Giuseppe la forza di svolgere il compito e ringraziamo perché è bello sperimentare la grazia di Dio nell’obbedire, nel metterci in movimento, nel trarre forza dalla grazia che ci è stata consegnata in questo Giubileo. La seconda speranza – ha messo in evidenza il Vescovo – ci viene dal movimento, dal cammino, dal pellegrinaggio. Molta gente si è messa, infatti, in cammino in questo anno, ha accolto l’invito a fare dei percorsi. Tanti fratelli e sorelle sono chiamati dalla vita a viaggiare, a migrare e rappresentano non tanto una minaccia quanto una speranza verso un mondo che altrimenti rischia il tramonto. Il compito relativo a questa speranza e gioia del pellegrino è quello della santità. I pellegrini sono consapevoli dei propri peccati, ma sono alla ricerca di una forma possibile di santità e mentre si chiude un anno santo si apre per noi il compito di essere persone sante. La terza speranza è il dono del tempo, della vita, di una famiglia. La vita non è qualcosa che ci siamo procurati da soli, è legata a chi ce l’ha donata. Ringraziamo chi ci ha dato tempo per crescere, per maturare, chi ha avuto pazienza. Questo è un grande dono e una grande speranza. Come compito dobbiamo prendere sul serio il tempo che ci è stato donato come tempo per la nostra salvezza, per fare del bene, come tempo da spendere non solo per noi stessi, ma anche per gli altri. Dio ci dà un tempo di salvezza, a noi il compito di donare tempo”. Il vescovo Andrea si è, poi, soffermato sul rapporto fra le generazioni, spesso conflittuale e problematico. “Stiamo vicino ai giovani che devono preoccuparsi di molti anziani, che sono in un’età di mezzo dove devono preoccuparsi dei figli e dei genitori. Come Chiesa dobbiamo sostenerli, dobbiamo considerare una priorità il dialogo con le generazioni dando dignità a ogni età della vita. Chiediamo forza al Signore perché le radici possano dialogare con i germogli”.