Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro

  1. LE PREMESSE TEOLOGICO-PASTORALI DELLA PASTORALE SOCIALE

Le premesse ci danno la visione teologica che sostiene la pastorale sociale, ci orientano sul soggetto e sulle risorse per la pastorale sociale, ci aiutano a definire le azioni tipiche. La Pastorale Sociale in generale è:

  • un agire della comunità cristiana, nel suo insieme (popolare) e attraverso soggetti qualificati che vi si riconoscono.
  • un agire che vede la chiesa riconoscere, valorizzare e alimentare ovunque nel mondo i semi di Vangelo, ossia i segni della presenza e dell’azione salvifica (liberatrice) di Dio nel mondo, i segni della sua regalità (cfr. EG 180), i segni di quel Regno che Gesù ha inaugurato e che si compirà alla fine dei tempi.
  • l’impegno della comunità cristiana a risignificare secondo la carità evangelica (e le sue declinazioni espresse nella Dottrina sociale della chiesa) tutte le relazioni sociali, economiche, politiche, e quelle con il creato.
  • un impegno pastorale che ha come prima azione concreta l’ascolto e l’osservazione sapienziale del territorio, inteso come realtà sociale fatta dalle persone e dalle loro molteplici dimensioni e relazioni, e dal discernimento comunitario, esercitato secondo lo stile evangelico, alla luce della Scrittura e della Dottrina sociale della Chiesa.
  • un agire che si concretizza in:

o formazione cristiana delle coscienze sulla dimensione sociale, in vista di un impegno sociale, politico e di cittadinanza ispirato dalla carità;
o accompagnamento di tutti coloro che si impegnano;
o vicinanza, prossimità e sostegno nelle motivazioni a tutti coloro che nelle dinamiche della vita sociale sono in difficoltà;
o capacità di proposta culturale forte sui temi fondamentali della vita sociale, economica e politica;
o promozione di azioni concrete sui vari ambiti.

  • un agire che vede la chiesa mettersi in relazione e operare con altri soggetti (istituzioni, soggetti economici e di società civile) che abitano il suo stesso territorio, per accompagnare, per cercare insieme il bene comune, per promuovere la giustizia, e per denunciare le ingiustizie.

 

  1. AMBITI E SITUAZIONI ODIERNE DELLA PASTORALE SOCIALE

Oggi la Chiesa italiana dal punto di vista di coloro che operano nella pastorale sociale, è interpellata in modo particolare in riferimento ai seguenti ambiti:

  • Il lavoro da umanizzare
  • L’economia da rendere più “civile” e “sociale”
  • La custodia del creato, partendo dalla “terra”
  • Il mondo dei migranti
  • Le istituzioni da custodire

Si avverte che in questi ambiti è in gioco la dignità della persona, il suo sviluppo, le sue relazioni. Qui è necessario agire per testimoniare e manifestare la logica del Regno di Dio. Le prassi in atto nelle chiese d’Italia rispetto a questi ambiti sono ricche e variegate. In tali ambiti oggi emergono aspetti legati alla dinamica sociale nel suo complesso, di cui la Chiesa, con la pastorale sociale, deve farsi carico.

1) La solitudine
2) L’individualismo e l’inserimento dell’individuo in meccanismi funzionali e spersonalizzanti
3) I conflitti (es. tra generazioni, lavoro vs. ambiente, migranti vs. autoctoni ecc.)
4) La disuguaglianza (anche di genere)
5) La disoccupazione e la precarietà in particolare dei giovani
6) La speculazione economica
7) Il degrado ambientale
8) L’illegalità e il degrado delle istituzioni

La Chiesa, nelle diverse comunità e articolazioni che la compongono, attingendo alla propria esperienza spirituale, con le sue risorse, con il suo pensiero e con la sua azione, può offrire rispettivamente:

1) Costruzione di luoghi ed esperienze di comunità, solidarietà, prossimità.
2) Riconoscimento dell’unicità di ogni persona e azioni che agendo a livello di relazioni personali sappiano però inserire questo agire in un respiro universale.
3) Percorsi di riconciliazione, dialogo e ricerca della pace sociale nei territori, senza paura di entrare nei conflitti che oggi agitano le comunità e i popoli. (Attenzione particolare al conflitto lavoro /ambiente, attivando il protagonismo consapevole delle comunità nel valutare le situazioni; e al tema dei migranti, costruendo percorsi di sensibilizzazione e formazione e prassi di accoglienza).
4) Denuncia della disuguaglianza e costruzione di percorsi di crescita per i più disagiati, rendendoli protagonisti del proprio riscatto (non assistenzialismo).
5) Percorsi di ri-motivazione volti al reinserimento lavorativo e all’imprenditorialità, offrendo vicinanza a chi è senza lavoro, proponendo una profonda spiritualità del lavoro, costruendo luoghi comunitari di educazione al senso del lavoro e di sperimentazione, dando opportunità concrete di avvio e di sostegno a chi desidera mettersi in gioco e non ne ha i mezzi (cfr. Progetto Policoro).
6) Costruzione e accompagnamento di prassi virtuose e innovative di economia civile e sociale, a partire dalla vita stessa della chiesa, dalla gestione e dall’utilizzo delle proprie strutture, risorse e beni (es. terreni agricoli, immobili, ecc.).
7) Educazione alla contemplazione della bellezza della terra e ai nuovi stili di vita e adozione di prassi virtuose verso la “terra”, facendo della Laudato Si’ un testo di riferimento costante, per lo studio, per l’individuazione di metodi di azione, per il dialogo con altri soggetti anche lontani dalla Chiesa, per lo stimolo alle politiche pubbliche.
8) Percorsi di legalità, di educazione alla legalità e alla cura delle istituzioni. Promozione di reti territoriali permanenti o temporanee per la presa in carico di problematiche contingenti o di aspetti strutturali della vita sociale e presenza nelle stesse reti da parte delle realtà ecclesiali. Formazione e accompagnamento dei cristiani affinchè siano presenze significative nelle istituzioni civili. Percorsi di promozione della Dottrina sociale della Chiesa come riferimento culturale significativo per tutti.

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