“Esaminare le storie di vita, liberare dall’isolamento, accompagnare su pascoli buoni, dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno sono le quattro buone azioni che ci suggerisce, oggi, San Paterniano”. Queste le parole del vescovo Andrea nell’omelia della Santa Messa celebrata nella Basilica dedicata al Santo Patrono in occasione della sua festa, celebrazione eucaristica, animata dal coro di San Paterniano diretto da padre Giuliano Viabile, alla quale hanno preso parte le autorità civili e militari del territorio. All’inizio della Santa Messa proprio padre Viabile ha ringraziato il Vescovo per la vicinanza. “La sua presenza tra noi è motivo di gioia e ci ricorda che la nostra chiesa locale vive unita accanto al suo pastore. San Paterniano padre nella fede e patrono della città – ha concluso Viabile – continui a vegliare su Fano, sulle nostre famiglie, sui giovani, sugli anziani. A lui affidiamo il nostro cammino”.
“Questa è l’ultima festa del Patrono diretta dai Padri Cappuccini – ha affermato il Vescovo Andrea – Sappiamo che il mistero della Chiesa è, allo stesso tempo, unità e diversità, vicinanza e lontananza. L’amore, invece, rimane perché è il dono più grande che il Signore ha fatto alla sua comunità. Le potature, di cui parla Gesù nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni, ogni tanto servono perché la vigna continui a dare frutto, attestano la premura della sapienza dell’agricoltore, la sua vigilanza sulla nostra vita. Tutti abbiamo bisogno di potature e anche San Paterniano ne avrà fatte, richiamando e ammonendo affinché il Vangelo entrasse nel cuore della città. Chiediamo, in questo giorno di festa, di poter versare il frutto buono donato a noi da secoli di tradizione e di trasmissione della fede durante i quali in molti hanno provato a vivere il comandamento più grande ovvero quello dell’amore. Tutti hanno lavorato nelle vigna del Signore senza tuttavia mettere radici in questo mondo, ma essendo sempre di passaggio come pellegrini verso la patria celeste. In questo giorno di festa l’invito è quello di scavare fino a scoprire la presenza di Dio dentro di noi, ma anche fuori di noi, laddove nessuno andrebbe a cercare, nei luoghi più desolati e disperati”.
