Educare il cuore oltre la paura del giudizio

Gli insegnanti di religione della Diocesi dal Papa

Settantacinque minuti di profonda comunione, immersi nell’abbraccio della Chiesa universale. Eravamo in sette, insegnanti di religione della nostra Diocesi, tra le centinaia di partecipanti stipati nell’Aula Paolo VI per l’udienza concessa in occasione del Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria. Un’esperienza intensa, che ci ha permesso di ritornare nelle nostre classi con una luce nuova e con il desiderio rinvigorito di custodire, ogni giorno, il cuore degli studenti che ci sono affidati. Il passaggio centrale dell’intervento di Papa Leone XIV ha toccato una corda intima del nostro essere educatori. In un mondo che spesso si ferma alla superficie, il Pontefice ci ha ricordato che «sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati». È da questa consapevolezza che scaturisce la necessità di una pastorale scolastica rinnovata, capace di rivelarsi tanto più feconda quanto più sa concentrarsi sull’educazione del cuore. Non un’educazione astratta, ma un percorso concreto che orienti i giovani alla compassione, alla gratitudine, alla capacità di lasciarsi toccare dal dolore altrui, fino ad aprirsi alla lode e al desiderio di Dio. In conclusione, Papa Leone XIV ha richiamato la vocazione autentica e profonda che unisce scuole e università: la ricerca comune della verità. Il Papa ha fotografato con lucidità la realtà che viviamo quotidianamente tra i banchi di scuola: un numero sempre maggiore di giovani appare letteralmente «paralizzato dalla paura di sbagliare». Viviamo immersi in una cultura della prestazione che misura, giudica e classifica in modo talvolta spietato, spingendo molti ragazzi a rassegnarsi e a rinunciare ancora prima di averci provato. In conclusione, Papa Leone XIV ha richiamato la vocazione autentica e profonda che unisce scuole e università: la ricerca comune della verità. Un cammino che non ammette scorciatoie o risposte preconfezionate, ma che richiede di saper accompagnare «la germinazione lenta del pensiero», con infinita pazienza e senza la fretta del risultato immediato. È proprio questo lo spirito e l’impegno che, come docenti della Diocesi, desideriamo portare quotidianamente nelle nostre classi: essere presenze accoglienti capaci di ascoltare il silenzio dietro la corazza, per aiutare ogni studente a fiorire nella libertà e nella verità.

Ombretta Brunori