“Siamo qui per una veglia di preghiera per il superamento dell’omotransbifobia. Questa veglia è un tempo di Parola, silenzio e intercessione”. E’ iniziata con queste parole di introduzione la veglia di preghiera di Metropolia, presieduta dal Vescovo Mons. Andrea Andreozzi, per il superamento dell’omotransbifobia celebrata venerdì 29 maggio nella chiesa di San Paolo Apostolo al Vallato.
Una veglia in cui si sono susseguite alcune testimonianze fra le quali quelle di Paolo e Maria, genitori di una figlia omoaffettiva. “Ho dovuto – ha esordito Maria – partorire nuovamente mia figlia nella sua attuale condizione togliendomi di dosso ogni pregiudizio. Essere omoaffettivi non è una scelta, ma una condizione. Lo scambio di esperienze con altri genitori – hanno proseguito i coniugi – ci ha aiuta molto a vedere i nostri figli con gli occhi di Dio, amati da Lui come ogni altra persona. Abbiamo avuto – hanno ribadito – il dono di guardare i nostri figli come preziosi agli occhi di Dio nella loro singolare e unica dignità. Il percorso di riascolto del Vangelo – hanno proseguito – in questa nuova condizione di vita ha cambiato il nostro cuore e ci ha fatto vedere un po’ di più la profondità e l’ampiezza del cuore di Dio”.
“Sono io la prima a manifestare un atteggiamento omofobico nei miei confronti – ha affermato Angela nella sua testimonianza – non perché mi disprezzi, anzi, ma perché ho paura del disprezzo degli altri. Penso che un Dio che ha vissuto sulla pelle il disprezzo della gente abbia già riscattato questo sentimento rendendoci liberi dalla paura. La paura di mostrarci in piena luce”.
Anche padre Pino Piva, gesuita, che si occupa anche di accompagnamento spirituale dei cattolici omoaffettivi e trasgendere e dei loro genitori, ha voluto portare la sua testimonianza. Padre Piva ha raccontato ai presenti i suoi mesi di formazione per direttore di esercizi spirituali trascorsi in Canada dove ha conosciuto genitori di figli omoaffettivi. Tornato in Italia ha proseguito in questo suo cammino di accompagnamento. “Negli ultimi anni – ha concluso Piva – mi è stato chiesto dalla CEI di far parte del comitato nazionale per il sinodo e proprio lì ho sentito che potevo svolgere un altro compito ovvero aiutare la Chiesa a godere della bellezza della fede di queste persone di frontiera che rimangono salde nonostante tutto”. Al termine delle testimonianze ognuno ha deposto una piantina sotto il Crocifisso.
Nella sua riflessione il Vescovo Andrea ha posto l’accento sul valore dell’accoglienza. “Dobbiamo prepararci, formarci, studiare come ci ha invitato a fare Padre Pino Piva. In questo mondo – ha sottolineato il Vescovo – non siamo padroni, coloro che possono esprimere un giudizio su tutto, ma creature che cercano pace e armonie”. I testimoni e il Vescovo hanno poi unto con olio profumato le mani di tutti i presenti, il profumo della bellezza della vita ricevuta in dono da Cristo, la testimonianza che supera ogni pregiudizio.
Durante il canto finale, come ultimo segno della veglia, è stato consegnato a ognuno un sacchetto di lavanda profumata accompagnata dalla frase della Lettera ai Corinzi “Noi siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo”.
