Chiesa gremita di fedeli, mercoledì 1 aprile, per la Santa Messa del Crisma presieduta da Mons. Andrea Andreozzi, concelebrata da tutti i presbiteri della Diocesi e animata dal coro diocesano diretto dal M° Stefano Baldelli. All’inizio della celebrazione eucaristica don Filippo Fradelloni, Vicario Generale, ha ricordato gli anniversari di sacerdozio di alcuni confratelli, in particolare i 30 anni di ordinazione presbiterale, il prossimo ottobre, del Vescovo Andrea e i 60 anni di Mons. Giovanni Tonucci.
“Oggi la Scrittura ci dice – ha sottolineato il Vescovo nell’omelia – che noi, come battezzati, siamo partecipi del sacerdozio di Cristo. Per questo non ci sentiamo eliminati da sfide importanti, dalla possibilità, che ci viene data anche stasera, di dire il nostro “sì” e di giocarci la vita per causa di Gesù e del Suo Vangelo. E’ questa la buona notizia ovvero che siamo radunati qui dal dono del sacerdozio di Cristo, dalla sua presenza, ognuno con il suo carisma, con il suo ministero. Lui ci invia ad annunziare le buone notizie nel mondo. Con la forza dello Spirito e con il segno dell’unzione, ci manda in ogni angolo della Terra. I missionari – ha messo in evidenza il Vescovo – ci dicono che la Chiesa va ben oltre la Diocesi, allarga il suo cuore e la sua azione fino ai confini del mondo. Il consacrato, l’unto di Dio, il Messia gioca ancora la sua partita grazie a quel gruppo di undici ai quali venne aggiunto il dodicesimo per completare la rosa. A quel nucleo originario, dal quale sempre bisogna ripartire in un’ottica di tradizione e di successione, tutti noi dobbiamo fare riferimento e a cui possiamo dire di essere collegati e di portare avanti la missione assegnataci da Gesù. A ciascuno Egli affida, infatti, il suo compito e lo fa con il sostegno della grazia, con la dolce azione dell’unzione. Questa sera vogliamo ricordarci, prima di tutto, il compito della compassione, della pietas. La Chiesa è chiamata a essere custode di pietà, di misericordia e di compassione. L’olio degli infermi ci porta a dare consolazione e ci ricorda che siamo chiamati a lasciare che qualcuno possa prendersi cura di noi. Il secondo compito è quello della formazione, dell’esercizio, dell’allenamento. L’olio dei catecumeni ci rimette sempre in formazione, ci abitua alla dura lotta contro il maligno. I passi del cammino verso la Pasqua si trasformano in passaggi talora impegnativi, ma sempre necessari per poter contemplare la bellezza dalla vetta. La vita di fede ha bisogno della fortezza, della spinta, non è la gioia di un momento, ma la fragranza della consapevolezza di ciò che si è ricevuto e della perseveranza nel momento della prova. L’ultimo compito – ha concluso il Vescovo – è l’arte del buon governo, la capacità della parola detta con franchezza, ma anche con correttezza, secondo il ministero che ci è stato assegnato. L’olio del crisma è l’accoglienza della vita donata per noi da Gesù, la gratuità del suo Vangelo, il suo essere sacerdote capace di offerta pura e santa. L’olio del crisma profumi della scelta che facciamo di rinnegare noi stessi, di prendere la croce e seguire Gesù. E’ il balsamo che conferisce la forza dell’amore, necessaria per prevalere sul nostro istinto di potere e di autoaffermazione”.
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