Sabato il Papa crea ventidue nuovi cardinali in S. Pietro. In caso di conclave gli italiani elettori sono 30 su 125

Sabato 18 febbraio Benedetto XVI imporrà la berretta rossa a 22 nuovi cardinali, pronti a difendere la fede e il Papa «usque ad sanguinis effusionem», cioè fino allo spargimento del sangue, simboleggiato dal color porpora degli abiti. Diciotto dei nuovi «creati» (la nomina cardinalizia si definisce così in quanto dipende dalla libera volontà del Pontefice) entreranno a far parte degli elettori del Papa, mentre i rimanenti quattro ricevono la porpora essendo già ultraottantenni, per meriti acquisiti nel corso del loro lungo servizio, ma non potranno partecipare per motivi d’età a un eventuale conclave.

Insieme alla berretta color porpora (il classico «tricorno», ma senza fiocco), i nuovi cardinali ricevono dalle mani del Papa la bolla di nomina con il titolo della chiesa romana loro assegnata – ogni porporato è titolare di una – insieme all’anello cardinalizio. Fino all’ultimo concistoro, celebrato nel novembre 2010, il Papa consegnava l’anello il giorno successivo all’imposizione della berretta, durante la messa concelebrata in San Pietro con i nuovi cardinali. Il rituale è stato rivisto e snellito, e ora i neo-porporati riceveranno tutto nello stesso momento, sabato mattina.

La lista del nuovi cardinali è stata annunciata da Benedetto XVI all’Angelus del 6 gennaio, festa dell’Epifania, A guidare l’elenco dei nuovi porporati è Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. Seguono altri nove capi dicastero o responsabili di uffici curiali: il brasiliano Joao Braz de Aviz (prefetto della Congregazione dei religiosi), il portoghese Manuel Monteiro de Castro (penitenziere Maggiore, nominato in questo incarico poche ore prima dell’annuncio del concistoro), Giuseppe Bertello (presidente del Governatorato del Vaticano), Domenico Calcagno (presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), Giuseppe Versaldi (presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede), lo spagnolo Santos Abril y Castelló (arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore), lo statunitense Edwin Frederik O’Brien (gran maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro), Antonio Maria Vegliò (presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti), Francesco Coccopalmerio (presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi).

I vescovi diocesani che entreranno a far parte del «club» più esclusivo del mondo, quello degli elettori del Papa, sono invece otto: Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze), l’indiano George Alencherry (arcivescovo Maggiore dei Siro Malabaresi), il canadese Thomas Christopher Collins (arcivescovo di Toronto), l’olandese Willem Jocoby Eijk (arcivescovo di Utrecht), il cinese John Tong Hon (vescovo di Hong Kong), il tedesco Rainer Maria Woelki (arcivescovo di Berlino), lo statunitense Timothy Michael Dolan (arcivescovo di New York), il ceco Dominik Duka (arcivescovo di Praga).

A questi diciotto si aggiungono altri quattro cardinali ultraottantenni che Ratzinger ha voluto includere nell’elenco: si tratta di padre Prosper Grech, consultore presso la Congregazione per la Dottrina della Fede, di padre Karl Josef Becker (il quale però potrebbe non essere presente all’imposizione della berretta per motivi di salute), docente emerito della Pontificia Università Gregoriana, di monsignor Lucian Muresan, arcivescovo maggiore della chiesa greco-cattolica rumena, e di monsignor Julien Ries, professore emerito di storia delle religioni presso l’università Cattolica di Lovanio, il fondatore dell’antropologia religiosa fondamentale.

Con questa «infornata» cardinalizia il numero degli elettori del Papa sale a 125 (cinque in più rispetto al tetto di 120 stabilito da Paolo VI ma più volte superato da Giovanni Paolo II): nel giro di qualche mese, a motivo del raggiungimento degli ottant’anni d’età di diversi porporati, il numero rientrerà nella norma.