Pronunciamento della Curia di Fano in merito "all'ordinanza anti-barboni", 6 agosto 2009

trasarti.jpgTESTO DEL COMUNICATO
La Curia della Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, in merito al recente dibattito inerente all’ordinanza n° 283 del 29.07.2009 denominata “Ordinanza anti-barboni” evidenzia alcuni… elementi sia sul piano terminologico che, più importante, sul piano dei contenuti e delle linee operativo-pratico. L’aver associato persone e cani, come si evince nella premessa dell’ordinanza, lede la dignità di qualsiasi individuo umano al di là del sua condizione fisica, del suo credo e della sua nazionalità. E’ doveroso dare rispetto sia agli uni che agli altri, dando senza dubbio il giusto valore alla grandezza, unica ed irripetibile della persona. Dal punto di vista contenutistico, invece, la Caritas Diocesana evidenzia il crescente numero dei poveri che nell’ultimo anno si sono rivolti al centro di ascolto (circa 900, di 47 nazionalità, con un aumento delle persone presenti a Fano) e, così dicasi, al centro di accoglienza Opera Padre Pio (oltre 1400), senza contare le numerose persone che si rivolgono ai Parroci e ai fedeli alle porte delle chiese. Solo una parte di questi poveri è senza dimora e solo una minima percentuale rimane a lungo e frequenta strade e parchi del centro cittadino e nella maggioranza dei casi non lo fanno per scelta. È limitante, dunque prendere a pretesto proprio questi rari casi come ordinanze comunali a tutela del decoro: ricordiamo un anno fa per una persona di nazionalità marocchina con la scabbia, ora una persona di nazionalità tedesca con la tubercolosi. Il fine da perseguire è ineccepibile, ma preoccupa la filosofia che vi soggiace, tendente a separare “noi e loro” e che anche la cultura dei media favorisce tale divisione. La Chiesa, invece non è mai per la divisione e non è mai antisociale. I poveri non sono da considerarsi un fardello, bensì una risorsa. Non si dimentichi che i poveri sono di tutti, della comunità civile e religiosa e, nel caso specifico della persona di nazionalità tedesca malata, non si può dare solo ascolto, accoglienza, da mangiare e bere (come ha fatto il Centro di accoglienza da tre anni), ma sono necessarie strutture specializzate di cura a livello pubblico e locale, al momento non disponibili. La Chiesa diocesana ha diverse realtà di accoglienza, che la Città e la comunità più ampia ben conosce, ma non si può delegare solo ad esse ciò che invece, per statuto e natura, compete anche alla comunità civile. A tal proposito la scelta operata nei mesi scorsi di ridurre, da parte dell’Amministrazione, gli stanziamenti per il campo sociale e delle persone specializzate loro deputate è un segnale che, come Chiesa ci interroga e ci preoccupa. Un segnale concreto, in contro tendenza può essere ben visto nel ridare più respiro, dignità, spessore culturale alla dimensione del sociale, delle persone che vi operano, anche con una prossima e futura voce di bilancio significativa. Come Chiesa siamo consapevoli che il recupero di fondi, d’altro canto, non è di facile soluzione specie in questo periodo di grave situazione economica che vedrà i suoi primi frutti purtroppo negativi nei prossimi mesi. Però dei segnali possono essere dati in modo chiaro, concreto e mirato. Come ai sacerdoti e alle parrocchie della Diocesi viene chiesto dalla Curia di tassarsi per dare vita a opere segno nel versante dell’accoglienza (non solo a Fano ma anche nell’intero territorio della Diocesi) così si auspica che, in fase di bilancio dell’Amministrazione, le varie iniziative ludico – culturali della città di Fano possono essere tassate con una percentuale, dando un specifico indirizzo e significato. La dimensione della festa e del buon ritrovarsi assieme nelle feste della Città (senza eccedere, ma anche questo è inevitabile pur avendo miglior intenzioni) chiede che non si dimentichi non solo chi soffre o è in condizioni disagiate, ma chi già sta operando e si sta mettendo a servizio quotidiano dei poveri. Papa Benedetto XVI nell’ultima enciclica Caritas in veritate ci ricorda che “mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell’opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire più quei colpi alla sua porta, per una coscienza ormai incapace di riconoscere l’umano. Dio svela l’uomo all’uomo; la ragione e la fede collaborano nel mostrargli il bene, solo che lo voglia vedere”.