L'omelia del Vescovo nella Santa Messa di Pasqua

Pasqua è Canto di libertà, Pasqua è dignità di ogni uomo

Pasqua, passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita.

Passaggio di un popolo, un povero piccolo popolo, destinato allo sterminio, da una situazione di servitù e di paura, di soprusi e di angherie, a un’esistenza rinnovata.           Passaggio attraverso le acque infide e desolanti del deserto, con le sue prove, per raggiungere la terra promessa ai padri.

 Passaggio del Cristo dalla morte alla vita, dalla sconfitta alla vittoria, dalla croce alla risurrezione. Passaggio cruento, attraverso le zone tenebrose dell’angoscia, del’abbandono, della sofferenza del corpo e dell’anima per arrivare alle regioni della gloria, in cui nulla può più attentare all’incolumità del Signore della vita.

Passaggio di un popolo numeroso, di una folla che non si può contare, dalla vecchia alla nuova vita. Passaggio che avviene attraverso le acque del battesimo, morendo al peccato e a tutto ciò che deturpa la nostra dignità di creature, per essere rigenerati a un’esistenza nel segno della grazia e dell’amore.

   Pasqua, passaggio offerto a tutti quelli che si abbandonano all’amore e alla misericordia di colui che stende le braccia sul legno del patibolo per accoglierci e condurci sui sentieri di una primavera senza fine.

E’ con la fede di Giovanni, l’apostolo, che oggi ti celebriamo risorto.
Tu hai abbandonato ogni sepolcro destinato a trattenerti nelle mani della morte

e hai aperto un varco decisivo nel potere terribile del male.

Tu continui a mettere sotto i nostri occhi e davanti al nostro cuore

i segni inequivocabili del tuo passaggio attraverso il crinale angusto

e doloroso della passione e della croce.

Ma ci provochi anche a una speranza nuova,

ci inviti a credere, con tutte le nostre forze,

nella potenza del tuo amore che nulla può fermare.

Signore della storia, donaci di seguirti con docilità e coraggio

Per approdare alla gioia eterna del tuo Regno.

“Maria di Magdala si recò al sepolcro

di mattino, quando era ancora buio,

e vide che la pietra era stata tolta”  (Gv 20,1-9)

Quella pietra che ostruiva il sepolcro era un autentico macigno posto a suggellare la sconfitta del Cristo: una volta entrato nelle mai della morte, sarebbe dovuto restarci per sempre, Gesù. Era l’unico modo sicuro per fermarlo veramente: così non avrebbe più fatto intendere la sua parola, così i suoi gesti di guarigione e di misericordia non avrebbero più raggiunto i poveri e i malati della terra. Immerso nell’oscurità della morte, spenta per sempre la luce del Cristo, gli uomini lo avrebbero dimenticato…

Ma al terzo giorno quella pietra è stata ribaltata e con essa sono risultate vane la violenza e la cattiveria scatenate contro di Lui. Con essa sono rotolate via le pretese devastanti di chi voleva eliminarlo dalla faccia della terra.

Ecco perché oggi per noi è un gran giorno di festa: risorgendo da morte, il Cristo manda in frantumi l’arroganza dei potenti e ridesta la speranza dei poveri, manifesta la forza dell’amore ed offre ad ogni uomo la sua presenza di grazia. Egli è il vivente!

  • Credo che la Pasqua, in questo tempo così carico di speranze fallite, voglia prenderci per mano per condurci nella gioia della speranza. Il Cristo che risorge non è una favola, è una storia con tanti personaggi reali, di testimoni mai smentiti da nessuno. Il buio della notte è stato squarciato da una luce. Le nubi che offuscano il cielo sono spazzate dal vento dello Spirito che ridona la vita e spacca la pietra del sepolcro facendo di nuovo brillare le stelle. Sì, nel mondo c’è tanto male. Ma se sappiamo leggere la storia vediamo che la Pasqua del mondo avanza sempre più. La Pasqua è la vittoria della vita sulla morte, Pasqua è vittoria dei poveri e degli umili sui potenti, Pasqua è sconfitta dei farisei e dei faraoni potenti. Pasqua è Canto di libertà, Pasqua è dignità di ogni uomo.
  • Non c’è notte che impedisca al sole di sorgere e non c’è morte che trattenga la vita. E’ la certezza che ci accompagna e che ci consente di dire: “E’ Pasqua”. Mi guardo intorno e so con estrema lucidità che oggi in molti potrebbero sorridere davanti a questa affermazione… forse avendo pietà della mia ingenuità verso la vita. Madri, figli, padri, rifugiati, ammalati, soli, poveri, senzatetto, medici, atei, agnostici… anche alcuni cristiani… in tanti potrebbero dirmi che non è così, che la vita ha un termine e che sono tante le notti che impediscono al sole di sorgere. Eppure la fiducia non è qualcosa di ingenuo: è una esperienza che nessuno può negare; ed è proprio questa fiducia, nata e cresciuta nel tempo, a rendere forti certe convinzioni interiori.
  • E allora, sì! Oggi è Pasqua, oggi è quel giorno in cui possiamo dirci con rinnovata forza: “Dalla morte si risorge! Da ogni morte si risorge!”. Lo dobbiamo dire a noi stessi; dobbiamo dirlo al mondo attorno a noi, dobbiamo seminare questa speranza nei luoghi di disperazione, dobbiamo essere convincenti lì dove la vita viene misurata e accettata solo se vincente, forte e utile a qualcuno.
  • E’ Pasqua, ma per noi credenti non è solo un augurio: è un modo di vivere, di scegliere, di sperare, di lottare, di amare. E’ Pasqua e lo è anche oggi nella paradossalità di un mondo che pensa di costruire pace con le armi; di convincere minacciando; di emergere denigrando; di difendere uccidendo. E’ pasqua sotto le macerie come tra le schegge di esplosivi; in una mensa per ipoveri come su un barcone.
  • Pasqua esplode ovunque ci sia qualcuno che abbia il coraggio di non far vincere la morte. “Colui che cercate non è qui!”. La nostra festa di Pasqua comincia proprio da lì…  da quella terribile assenza, da quel sepolcro vuoto davanti al quale speranza e smarrimento si incontrano, da quella pietra rotolata che ci ha impedito di avere tra le mani un copro da venerare. Ma direi di più! La nostra speranza, oltre che la nostra fede, si radica lì, dove il paradosso si consuma, dove proprio una assenza ci convince di quanto sia forte la vita e invincibile l’amore; dove proprio la morte ci insegna a guardare oltre il limite.
  • E allora a tutti noi buona Pasqua, con l’augurio che ognuno lasci, in fretta, il sepolcro della resa e della sfiducia, e parta verso gli altri, irradiando nel mondo i penetranti raggi della speranza, diffondendo l’inarrestabile profumo della risurrezione.

 

Era necessario                            goccia incapace

che l’infinitamente                     di spegnere

grande morendo                         il fuoco ardente

attraversasse                               di quell’amore;

l’abiezione umana                      è quel sepolcro

e risorgesse,                               vuoto

perché uscissimo                        che dobbiamo abitare

redenti                                        il tempo necessario

da insuperabili                            per saggiare

limiti d’abisso.                           che la morte

Da allora il nostro                      non è

Peccato è come                          l’ultima parola.

 (Alda Merini. Pasqua)