Il Messaggio del Vescovo alla città in occasione della Festa di San Paterniano

l mondo in cui viviamo si trova in fase di trasformazione epocale. La cultura contemporanea è connotata da uno stile di vita che fa a meno della trascendenza. Molte persone vivono come se Dio non esistesse. Non solo viene meno la consapevolezza della Sua presenza nell’esistenza umana, ma pare anche che non se ne senta la mancanza. Questa appartenenza a una società secolarizzata e pluralista pone una sfida all’essere cristiani.

Le nostre città, piccole o grandi che siano, oggi, sono sempre più pervase da un diffuso senso di frustrazione, di fatalismo e di pessimismo, soprattutto nei confronti delle istituzioni pubbliche.  Spetta a noi il compito di contribuire, anche con il nostro stile di vita, fatto di coraggio e di determinazione, a un’inversione di rotta nei confronti di un modo di pensare che investe la vita di gran parte della nostra gente che è quasi sempre la più vulnerabile ed indifesa e rassegnata.

Essere cristiani non significa fuggire dal mondo, ma contribuire a riplasmarlo con la forza del Vangelo. “Io sono una missione su questa terra”: missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Rifare il tessuto sociale è possibile recuperando un valore antico e spesso dimenticato: quello della fraternità.

Oggi non mancano minacce, interne ed esterne, alla purezza del Vangelo. Si assiste a un  offuscamento del messaggio cristiano anche per colpa dei suoi aderenti, di persone che hanno abusato del messaggio cristiano a proprio vantaggio. Ma – pur analizzando i lati negativi della storia della missione – dovremo mettere adeguatamente in luce il dato di fatto che la missione cristiana ha operato una gran quantità di bene. E’ necessario però un risveglio missionario nei “paesi di tradizione cristiana”.

Mentre le chiese si svuotano a ritmo irrefrenabile, si assiste a un boom di gruppi esoterici che promettono il benessere psicofisico.

 –  Come mai la nostra pastorale non riesce a trasformare questa nuova ricerca religiosa in una nuova ripresa di interesse per la Chiesa e il Vangelo?

 –  Dipende magari dal fatto che noi “cristiani praticanti” non diamo abbastanza testimonianza di appartenere a una chiesa  piena di vitalità?

 – Perché non riusciamo a far fruttificare questa religiosità che pure c’è, per l’annuncio del Vangelo?

 – Come imboccare nuove vie affinché nella Chiesa possa essere sperimentata e appagata quella nostalgia di Dio che conferisce alla vita il suo significato ultimo?

La radicalità e la bellezza del Vangelo dovrebbero sempre risaltare in maniera visibile e sperimentabile nelle parole e azioni e atteggiamenti delle donne e degli uomini che si dicono cristiani. Quando le persone vedono la testimonianza di comunità autenticamente fraterne e riconciliate, questa è sempre una luce che attrae. Quando diventiamo misericordiosi in parole ed opere, diventiamo cristiani credibili, capaci di trascinare gli altri. Nella misura in cui il Vangelo diventa la ragione inesauribile della gioia del cristiano, la Chiesa assumerà i connotati dell’attrazione e della generatività, superando ogni assimilazione a forme di propaganda o indottrinamento e ad ogni pessimismo paralizzante.

Tutti nella Chiesa dovrebbero chiedersi: come posso fare io, nella mia condizione sociale, nella mia esistenza, a trasformare in realtà tangibile il Vangelo di Gesù Cristo?

Dobbiamo imparare a sollevare anzitutto con noi stessi tante questioni che ripetiamo continuamente nella vita quotidiana e nelle discussioni interne alla Chiesa, ad esempio:

  • “La Chiesa deve essere amica dell’uomo!”…
  • “La Chiesa deve avvicinare l’umanità a Dio!”…
  • “La Chiesa deve dialogare, ascoltare, comprendere, non banalizzare i desideri!”…
  • “Nella Chiesa l’unica autorità è servizio!”…
  • “La Chiesa deve diventare più trainante, più attrattiva, più interessante!”…
  • “La Chiesa deve essere autentica e credibile, conforme alla vita di Gesù!”…
  • “La Chiesa deve essere misericordiosa, piena di compassione, non autoritaria e narcisista!”…

 

Tutti, e giustamente, desideriamo una Chiesa che sia autentica, umile, schietta e credibile; un desiderio destinato a realizzarsi a patto che ognuno di noi viva il proprio essere cristiano in maniera autentica, umile, schietta e credibile, dando testimonianza.

 

                                                                                                 +   Armando  vescovo